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Agosto 2009: Slovenia








Luglio 2009: i quattro valichi di Vobbia

L’idea di provare in successione le quattro salite che dall’abitato di Vobbia permettono di uscire dall’omonima valle è nata per caso.
Un’amica voleva provare la nuova bicicletta e ci ha chiesto un percorso bello ma non troppo impegnativo. Il pensiero è andato subito alla Val Vobbia da Isola del Cantone, con la salita verso Crocefieschi e la possibilità in alternativa di tornare a Isola, in caso di eccessiva fatica. Tutto è andato bene, con consecutiva discesa verso Casella e rapido rientro a Busalla per il treno. Questo è un itinerario molto piacevole per una sgambata di allenamento, con il tratto impegnativo ma breve per salire a Crocefieschi. Il traffico automobilistico fino a Casella è praticamente nullo.
Dopo pochi giorni abbiamo ripercorso la strada che da Vobbia sale al valico dell’Incisa, con bella discesa attraverso alcune frazioni di Valbrevenna e rientro transitando la via di Sant’Olcese. Questa seconda uscita era nata per compensare la precedente, un po’ troppo facile a questo punto dell’estate. Curioso è che vi ha partecipato anche la stessa amica, ormai entusiasta delle ascese nella tranquillità e nel verde delle strade dell’interno. E’ in quest’occasone che è nata l’idea di provare anche gli altri passi, partendo sempre da Vobbia.
Passo san Fermo l’ho preso d’assalto in solitaria in un’uscita pomeridiana: strada bellissima e impegnativa fino al valico, stretta e sconnessa nonché meritevole di molta cautela la discesa, che mi ha portato poi ad attraversare la bellissima Val Borbera fino ad Arquata in un atmosfera serale, soffice e calda, davvero inedita durante le nostre uscite.
Infine costa Salata, già affrontata, salendo però dall’altro versante, in uno dei più bei giri della Bultrek. In quest’ultimo cimento la soddisfazione maggiore è stata però la scalata a Borassi e il seguente rientro passando per Montessoro e il colle della Serra. Non si respira aria di Cornovaglia o di Scozia come riportato in un noto libro di salite della Liguria, ma ugualmente i luoghi sono semplicemente degni di ammirazione.

19 giugno 2009: la Guardia da Pegli

Appuntamento alla Stazione Marittima di Genova e 10 km di Aurelia fino a Pegli, poi abbiamo imboccato la verdissima val Varenna. Fino alla località Tre Ponti il contesto urbano richiede ancora particolare prudenza. La valle nel primo tratto si percorre con molta facilità, grazie ad alcuni falsipiani e leggere salite tra vecchi edifici delle cartiere dimesse e, purtroppo, alcune cave abbastanza sgradevoli alla vista. Fortunatamente si raggiunge presto un ambiente piacevole di boschi e campi coltivati. La strada è riparata dagli alberi e il percorso gradevolmente fresco, degno di nota nella stagione ormai estiva. Entrando nel comune di Ceranesi la salita diventa dura fino a Lencisa, sul valico che conduce in val Polcevera, dove è d’obbligo una sosta per ammirare la splendida vista sul santuario della Guardia.
Ricaricate le batterie abbiamo affrontato il muro di 300 m con picco al 19% fino a Lencisa d’Alto, tirando poi il fiato nel successivo tratto che porta al bivio con la strada per Sestri Ponente e a una breve discesa. Ultima fatica per raggiungere la meta ormai vicina è un tratto con pendenza costante che conduce al ripido pavé finale.
Il panorama che si gode dal piazzale del santuario è molto ampio e spazia sia sull'Appennino ligure che sulle due riviere e il porto antico di Genova da cui siamo partiti. Discesa abbastanza tecnica verso Geo e poi naso turato per percorrere il fondovalle fino alla stazione ferroviaria di Bolzaneto.

9 novembre 2008: Alluvioni Cambiò

La domenica mattina anche una strada come la Statale 35bis dei Giovi è degna dell'attenzione del ciclista. Siamo partiti dalla stazione ferroviaria di Arquata Scrivia e l'abbiamo percorsa fino alla circonvallazione di Novi Ligure (la città dei campionissimi). Pochissime auto, gradevoli scorci e panorami, abbiamo subito incontrato il sito della città romana Libarna, ricco di emergenze storiche e archeologiche. Interessante si è dimostrato poi l'attraversamento di Serravalle, paese a picco sul torrente Scrivia (decisamente meno fortunato il transito in zona outlet). La piana a nord di Novi Ligure è invece ricca di strade di campagna asfaltate, che abbiamo percorso zigzagando verso Sale. Abbiamo pedalato in una pianura tardo autunnale esaltata dalla luminosa giornata di sole. Le località attraversate sono state: Bettole di Pozzolo Formigaro, Cascinotti di Villa, l'abbazia di Santa Maria di Rivalta Scrivia, Torre Garofoli, Passalacqua, e finalmente la lunga e imperdibile via vecchia di Novi, fino ad arrivare a Sale. Ma i percorsi nella zona possono essere molti. Vi invitiamo a guardare la cartina e provarne altri ancora!
Dopo Sale siamo giunti ad Alluvioni Cambiò, paese dal nome curioso e dalla storia singolare. Qui siamo vicini alla confluenza del Tanaro con il Po, e lo Scrivia non è lontano: gli argini su cui pedalare in mtb non mancherebbero! Ma noi, su bici da corsa, per terminare la piacevole giornata abbiamo attraversato il Tanaro a Rivarone e abbiamo affrontato i divertenti sali scendi delle colline attorno Montecastello. Il sole basso ha reso quei momenti unici: la gradevole vista sulla pianura oltre il Tanaro, le attraenti ondulazioni delle colline verso Valenza ... davvero notevole. Il giro è finito alla stazione ferroviaria di Alessandria.

4 ottobre 2008: sull'argine del Ticino

Dopo tante pedalate in montagna, nell'ultimo mese le nostre uscite ci hanno portato a percorrere lunghi tratti di argine. Dopo l'argine Agosta nelle valli di Comacchio, il fiume Po all'altezza di Ferrara e nella zona della foce (Po di Goro), ancora il Po tra Pavia e Piacenza... questa volta si è trattato del Ticino.
Partiti da Pavia e raggiunta Villanova d'Ardenghi, abbiamo effettuato un bellissimo percorso a ridosso del fiume, anche questo parte della via francigena e ben segnalato. La giornata luminosa ci ha invitato ad apprezzare le tonalità della natura in questo primo periodo autunnale: i campi mietuti di un giallo vivace, le rive dagli alberi e dai cespugli ancora verdissimi, il fiume impetuoso di un blu mozzafiato e su tutto il cielo azzurro intenso. Ci siamo poi diretti verso Zerbolò e Bereguardo attraversando una campagna caratterizzata da stradine sgombre da auto, che abbiamo ritrovato tra i paesi incontrati salendo verso Binasco. Per raggiungere Bereguardo si attraversa un ponte di barche molto frequentato dai ciclisti che sono in questa zona davvero numerosi. La via serpeggia in modo dinamico e divertente, ma la pedalata rimane rilassata. Da Binasco siamo rientrati a Pavia percorrendo la pista ciclabile del naviglio Pavese, che da Casarile è interamente asfaltata. Immancabile la deviazione alla certosa di Pavia.

27 settembre 2008: la via fancigena da Pavia a Piacenza

Dalla stazione di Pavia primo tratto in centro città fino al Ponte coperto, poi la periferia est della città è stata una sorpresa poco piacevole! Finalmente a Valle Salimbene abbiamo deviato su una strada quasi sgombra dal traffico a sud della statale. Da Belgioioso (da non perdere il castello) inizia una serie incantevole di paesini e frazioni quasi a ridosso del Po, immerse in profumi e atmosfere autunnali: Torre de Negri, Spessa, San Zenone, Zerbo, Pieve Porto Morone. Da quest'ultimo si sale sull'argine e per chilometri la pedalata è tranquilla e gradevole. Il centro di maggior rilievo in questa zona è Monticelli Pavese, il quale vanta una singolare particolarità.
Da Wikipedia: Nel medioevo il territorio di Monticelli si trovava a sud del Po, circondato da un'ampia ansa del fiume. [...] Nel 1164 l'imperatore Federico I assegnò Monticelli alla giurisdizione di Pavia, insieme ad altri luoghi prossimi a Piacenza; seguirono aspre lotte, e la pace definitiva assegnò Monticelli a Piacenza. Verso la fine del medioevo (1467) il fiume, cambiando corso, determinò l'attuale collocazione a nord del Po. Monticelli continuò peraltro a far parte del territorio piacentino, e solo nel 1816, a seguito del Congresso di Vienna, fu unito al Regno Lombardo Veneto e alla provincia di Pavia.
Scesi dall'argine ad Alberone e attaversato il Lambro tra Lambrinia e Orio Litta, siamo giunti a Corte Sant'Andrea, da dove si passa sulla sponda piacentina grazie al transitus padi di Danilo Parisi, che con lodevole dedizione tiene attivo lo storico passaggio in questo punto della via francigena. A proposito, tutto il nostro percorso è stato ricco di indicazioni su questo itinerario di pellegrinaggio, e per un tratto abbiamo seguito a ritroso il cammino di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che nel 994 scrisse, tornando da Roma alla sua diocesi, il diario delle varie tappe toccate durante il suo viaggio (tra cui il tragitto da Piacenza a Pavia con il transitus padi). Da Candelasco siamo corsi Piacenza per il treno, poi io son tornato a Soprarivo per la notte.

15 e 17 settembre 2008: l'argine destro del Po

Zona molto conosciuta e frequentata da ciclisti e cicloturisti, l'argine ferrarese del Po merita senza dubbi un'escursione. Siamo stati in zona alcuni giorni e in particolare il 17/09 abbiamo percorso un lungo tratto da Ferrara fino a Mesola. Dalla città a Francolino (dove si sale fisicamente sull'argine) si percorre una bella pista ciclabile che evita lo stress di un traffico comunque contenuto. Pedalare sull'argine è un'esperienza che non si può raccontare, si deve provare! Arrivati a Serravalle si abbandona il corso principale del fiume e si continua sul ramo di Goro, meno maestoso ma altrettanto interessante. L'ambiente è molto tranquillo e si incontrano per lo più trattori e altri ciclisti.
Il 15/09, partiti da Codigoro e dopo la visita assolutamente irrinunciabile all'abbazia di Pomposa, abbiamo incontrato l'argine qualche chilometro prima di Goro, caratteristico paese di pescatori. Abbiamo seguito la ciclabile fino alla Bocca del Po di Goro, passando sull'argine sinistro all'altezza di Gorino Veneto attraverso un ponte di barche molto... panoramico. Tutta questa parte dell'uscita è stata caratterizzata da un vento molto fastidioso, a tratti di traverso e a tratti contrario. A detta dei ciclisti locali è una situazione quotidiana, il cui motivo è la vicinanza della foce del Po in un'area propriamente deltizia.
Ancora un'annotazione: il percorso di entrambi i giri, che potete rivedere nella sezione attività, è stato favorito dall'utilissima Ferrovia Emilia Romagna da Ferrara a Codigoro, un vero gioiello per gli amanti della bicicletta e del delta del Po.

1 agosto 2008: Sacra di San Michele

Vale la pena pedalare chilometri e chilometri nel traffico mattutino dei paesini di cintura torinese per arrivare in val Sangone e salire alla Sacra di San Michele? La risposta è sì, comunque si!
Per non incontrare subito il traffico partenza mattinera da Carignano verso i paesi agricoli da Castagnole Piemonte a Volvera dove, superato il cavalcavia dell'autostrada compare alla nostra vista la notevole cappella Pilotti. Costruita nel '700 è ora violentata dalla presenza dell'autostrada del pinerolese che corre a pochi metri dalla sua facciata con la sola protezione di una siepe. Quasi un'avvisaglia di ciò che ci attende, da qui fino a Giaveno le strade strette e trafficate sono diventate una costante. Finalmente, lasciato Giaveno, la strada si fa più solitaria e in salita impegnativa. Si attraversano via via le frazioni di Valgioie: molti tornanti, poche le pause fino al colle Braida. Da qui il giro regala i momenti migliori: la bella discesa permette di osservare l'imponente mole della Sacra di San Michele da molte angolature e guardando verso il basso pare proprio di essere a picco sulla valle di Susa. I punti panoramici si susseguono anche dopo aver superato il sentiero pedonale che conduce alla Sacra. Cambia la prospettiva ma la visione del complesso architettonico è sempre mozzafiato. Continuando la discesa si arriva in un punto in cui la strada è ricavata nel fianco della parete rocciosa a strapiombo sulla valle. Per chi non soffre di vertigini le emozioni non mancano! La discesa termina ai laghi di Avigliana, dove fare una meritata sosta. A questo punto la nostra meta era la palazzina di caccia di Stupinigi, raggiunta dopo 89 km per la via meno gradevole (cfr. diario attività)

27 luglio 2008: il lago di Osiglia

Partenza dalla stazione di San Giuseppe di Cairo con un fresco insolito per la fine di luglio. Imboccata la valle Bormida di Pallare abbiamo proseguito fino a Piano Sottano percorrendo un dolce falsopiano che consente di guardarsi intorno con calma e rifarsi gli occhi con un panorama subito gradevole. Da Piano Sottano incomincia la salita impegnativa per colla Baltera. L’ascesa presenta aspri strappi ma è lunga solo 4,6 km. La colla Baltera è una depressione erbosa al cui centro sorge una grande pala eolica e un monumento ai partigiani liguri. Da qui siamo scesi su un pendio caratterizzato da un folto bosco di faggi e abeti fino a Osiglia (22 km) e al suo lungo e stretto lago artificiale. Realizzato mediante una diga più a valle, il lago è circondato da boschi di castagno e di conifere, l’ambiente è molto placido e riposante. Dalla diga inizia una discesa ripida nel primo tratto e poi più distesa. Dopo una fontana sulla destra, molto frequentata dai ciclisti, si arriva a un incrocio dove abbiamo svoltato a sinistra per Calizzano (49 km). La strada sale dolcemente, e raggiunto il paese si prosegue per Bardineto e per il colle Scravaion (61 km). La salita al colle si fa più dura solo nell’ultimissimo tratto, ma la fatica è ampiamente ripagata dalla comparsa della mole, rocciosa e suggestiva, della Rocca Barbena . La vista dal colle sulla strada che rimane da percorrere è ora stupenda. La discesa verso Castelvecchio altrettanto, con un primo settore ricco di affioramenti rocciosi. Per finire abbiamo proseguito verso Zuccarello, interessante borgo medioevale (da brivido i tornanti sul vuoto da Castelvecchio alla S.S. 582) e ancora verso Albenga (79 km).

23 luglio 2008: Vobbia, Brevenna, Scrivia, Bisagno

Partenza dalla stazione ferroviaria di Ronco Scrivia, direzione Isola del Cantone. La strada è piacevole e inaspettatamente poco trafficata. Prima di entrare nel paese una deviazione a sinistra ci fa scavalcare l’autostrada e imboccare, dopo circa un chilometro, la bellissima val Vobbia (5km), caratterizzata dal succedersi di conglomerati a picco sulla strada e dal Castello della Pietra, fortilizio davvero unico nel suo genere (foto, cliccare qui per info). Arrivati a Vobbia (15 km) abbiamo proseguito in salita attraverso una serie di panoramici tornanti verso Crocefieschi (20 km), paese ricco di monumenti e luoghi d'interesse e noto ai calciofili per aver dato i natali al calciatore Roberto Pruzzo, campione d'Italia con la Roma di Liedhom.
Sorrivi, Nenno, Avosso: la strada prosegue nel territorio incantevole e pressoché intatto della bassa valle del torrente Brevenna, il quale dà il nome al comune sparso di Valbrevenna, formato da ben 22 località.
Da Avosso (32 km), frazione di Casella, la S.P. 226 ci ha condotti lungo la valle Scrivia fino al passo della Scoffera (49 km). Deviazione a destra in direzione Davagna ed ecco una divertente e lunga discesa che ci conduce in val Bisagno, una volta superato il ponte di Cavassolo (65 km), fino all’estremità settentrionale di Genova.
Conclusione ingloriosa della bella uscita è stata l’attraversamento, purtroppo inevitabile, della città fino al Porto Antico, dopo una pedalata di 77 km.

2 luglio 2008: Giro del Roero

Punto di partenza l'abbazia cistercense di Casanova, nel territorio del comune di Carmagnola. Ci siamo diretti verso Pralormo fino al castello di Ternavasso, poi verso sud siamo arrivati a Santo Stefano, una delle porte del Roero. Da qui incomincia l'incredibile Ecomuseo delle Rocche, spettacolare serie di gole e forre, nude pareti a picco, guglie e pinnacoli di sabbia, con otto "borghi di sommità" sorti intorno al Mille, allineati sul tracciato delle "rocche". Per tutte le informazioni consigliamo di visitare il sito del museo http://www.ecomuseodellerocche.it/index.html
Da Santo Stefano si affronta una breve e ripida discesa per poi risalire a Monteu Roero. Gli scenari sono sempre vari e da ognuno dei borghi che si incrociano si gode una vista molto ampia sugli altri paesi e sulla campagna coltivata a vigneti. Ancora discesa e salita e la strada ci porta ora a Montaldo Roero attraverso scorci sulle “rocche” davvero suggestivi.
Un’altra dicesa in direzione Cornegliano d’Alba ed ecco l’ultima salita, deviando a destra, verso Baldissero d’Alba, dominata da uno scenografico castello. Da qui abbiamo lasciato il Roero passando attraverso Ceresole d’Alba e abbiamo chiuso l’anello di 56 km tornando all’abbazia di Casanova.

26 aprile 2008: Montemarcello

Siamo partiti dalla stazione ferroviaria di Sarzana e abbiamo imboccato via XXV Aprile in direzione Marinella di Sarzana. Dopo il cavalcavia che supera l'autostrada abbiamo deviato a destra per Fiumaretta di Améglia e ancora a destra per attraversare il Magra sull'ultimo ponte prima della foce del fiume. Ora la strada costeggia la riva destra in direzione Bocca di Magra, regalando una bella visione del golfo e delle alpi Apuane. Dopo una breve visita a Bocca di Magra è cominciata l'ascesa verso Montemarcello, raggiunto pedalando su una strada ricca di tornanti tra la lussureggiante macchia mediterranea, con momenti di puro incanto per il panorama che si apre sempre più salendo.
Montemarcello è una frazione di Améglia recensita come uno dei borghi liguri più belli d'Italia. Dopo un paio di sali scendi, la successiva discesa su Serra di Lerici ha rivaleggiato in bellezza mozzafiato con la precedente salita. Il Golfo dei Poeti è apparso in tutta la sua vivacità di forme e colori nel sole primaverile. Da Lerici l'anello si è chiuso con un'altra discesa da Pugliola a Romito Magra e il ritorno verso Améglia dove ci aspettava il meritato riposo.
Un'ultima annotazione, purtroppo negativa: escluso il tratto Bocca di Magra - Serra di Lerici il traffico intenso rende meno affascinanti luoghi altrimenti notevolissimi.

25 marzo 2008: alle sorgenti del flumen dantis

Siamo partiti dalla piazza di Torriglia e abbiamo seguito la vecchia statale in direzione Piacenza.
Superata la galleria di Buffalora, si imbocca il bivio per il passo del Portello, raggiunto dopo 2,9 km di salita. Siamo sull'anfiteatro del monte Lavagnola da cui sgorga il torrente Lavagna che in località Carasco va a formare l'Entella, citato da Dante nella terzina su Ottobono Fieschi. Dal Portello si inizia la lunga discesa fino a Neirone, lungo una strada di solitaria bellezza; notevole lungo il tragitto il paese di Roccatagliata che deve il suo nome al fatto di occupare il taglio di un colle. Arrivati a Neirone, si presta attenzione a un bivio sulla destra (indicazione per Ognio); lo si imbocca e dopo una ripida discesa al torrente si pedala per una campagna profumata di primavera. Ad Ognio siamo saliti a destra verso San Marco d'Urri. Da qui alla colla di Rossi, in un alternarsi di brevi strappi e impegnativi falsipiani, lo splendido itinerario tocca luoghi di selvaggio fascino in assenza di autoveicoli in transito. Dalla colla di Rossi, eccezionale punto panoramico, siamo scesi in breve al passo della Scoffera. Giunti al bivio della provinciale e raggiunta la vicinissima Scoffera, dopo il meritato ristoro e un felicissimo incontro con gente del posto, abbiamo svoltato a destra verso Davagna. Arrivati in località Sottana abbiamo affrontato lo strappo che, attraversando Paravagna porta a scollinare a Capenardo per tuffarsi in splendida discesa su Calvari. Siamo infine tornati a Genova per la via di Sponda Nuova, un modo per evitare il gran traffico di via Struppa, sulla riva opposta del Bisagno.

24 febbraio 2008: Crocetta d’Orero

Siamo partiti dalla stazione di Genova Bolzaneto ed abbiamo percorso un tratto di strada pianeggiante di circa 7 km, che prima di Manesseno entra nella valle del torrente Secca verso Serra Riccò. Da Pedemonte inizia un tratto di salita dolce di 8 km fino al valico di Crocetta d’Orero. La salita è regolare ma contrariamente alle informazioni ricevute il traffico automobilistico si è fatto sentire, forse per la bella giornata o forse perché il luogo si presta a gite fuori porta.
Superato il valico siamo scesi a Casella per un veloce sguardo alla Stazione del trenino Genova - Casella, prima di prendere la strada del ritorno. Siamo risaliti a Crocetta d’Orero e abbiamo deviato sulla sinistra verso Sant’Olcese. Ecco un tratto veramente suggestivo! La strada libera dal traffico e con asfalto in buone condizioni, una vista ampia su panorami sempre diversi. Abbiamo mangiato la strada con gli occhi e con le gambe! Dopo ci siamo gettati nella discesa che attraversa i paesini di Sant’Olcese, con alcune curve piuttosto strette veramente briose, un sicuro divertimento!
E dopo tutto questo… ahinoi, ci siamo ritrovati a Manesseno, e senza poter usare la scorciatoia dell’andata (a senso unico verso la valle) abbiamo dovuto attraversare gli svincoli dell’autostrada per tornare alla stazione di Bolzaneto.
E’ un vero peccato che, in nome dell’industrializzazione, alcune parti delle città siano state così pesantemente sacrificate nella loro bellezza paesaggistica solo perché si trovano lontano dal centro. Paesi come Bolzaneto, Manesseno, Serrà Riccò, pur circondati da monti molto belli, vivono il degrado delle periferie dimenticate dalle amministrazioni che si esprime in asfalto pieno di buche e rattoppato alla meglio, traffico congestionato, nessuna cura dell’aspetto urbanistico e paesaggistico con evidente degrado visivo sia del letto del fiume che degli edifici che si affacciano sulla valle.

9 febbraio 2008: alle Mànie!

Sono partito dalla stazione di Genova Voltri con l'intenzione di fare una sgambata invernale sull'Aurelia, come è abitudine diffusa. La mia meta era Borghetto Santo Spirito. Non starò a descrivere pregi e difetti di questo percorso molto battuto per l'allenamento invernale dei ciclisti. Il considerevole numero di appassionati che si incrociano, si superano o da cui si viene superati è difficilmente osservabile altrove. Dopo l'incantevole tratto Voltri-Arenzano, i Piani di Invrea e il tratto Varazze-Celle (con l'uscita panoramica da Varazze e la discesa mozzafiato su Celle) si incontra Savona, il cui attraversamento merita attenzione per il traffico intenso, ma suscita emozione per il passaggio a un passo dai grandi traghetti ormeggiati e accanto ad alcune emergenze storiche della città (le torri e la fortezza). A Vado Ligure la luce intensa e il vento forte hanno reso il panorama del golfo terso e di bellezza inaspettata. Superato Capo di Vado si incontra il tratto a mare più emozionante: Bergeggi!
Bergeggi, Spotorno, Noli: la pedalata ora era rilassata e l'occhio appagato dal paesaggio, tanto che non ho notato fino all'ultimo i cartelli che avvertivano dell'interruzione dell'Aurelia! Che fare? Altre strade non ci sono per attraversare Capo di Noli?
Ho chiesto a un signore gentilissimo che con fare entusiasta mi ha consigliato la deviazione alle spalle del Capo, per la via delle Mànie. Una salita impegnativa? Ero uscito per una sgambata di allenamento e niente più... Gli ho chiesto quanto fosse lunga la strada ma non lo sapeva. Ho controllato: 3,5 km di salita iniziale verso il castello di Noli e oltre
(foto), spaccagambe, specialmente se fuori allenamento come le mie, ma poi 6 km di altopiano mozzafiato all'interno, tra il silenzio e il verde senza incrociare un'auto e 3 km di discesa quasi a picco sul mare verso Finale Ligure! Indescrivibile, Consigliatissimo! Il tratto verrà in parte toccato anche dalla Milano-Sanremo di quest'anno!
Nonostante la deviazione fuori programma ho terminato il percorso a Borghetto dopo 78 km.

13 settembre 2007: la bocchetta

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21 aprile 2007: giro delle quattro valli

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30 giugno 2007: Superga

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14 ottobre 2007: giro del monte Bracco

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